STUDIO SU JEFTE
A
AGLI AVVENTISTI RIFORMISTI
AVENDO APPRESO I LORO DUBBI E DOMANDE
NELLA LEZIONE DEL 29 MARZO
TRAMITE IL PRED. PROF. DANILO MONTERROSO:
Dal Libro Giudici tradotto da:
Past. Salvatore Timpanaro
11. Il Giudice Jefte
1. Ora Jifetach il Gileyadij era un possente uomo
di valore. Lui era il figlio di una prostituta.
Gileyadh generò Jifetach. [Jefte, Galaadita,
Galaad]
2. La moglie (legittima) di Gileyadh le partorì
(altri) figli e il figlio. Quando questi
diventarono adulti cacciarono Jifetach e gli
dissero: Tu non erediterai nella Casa di nostro
padre, perché tu sei il figlio di una donna
straniera. [Gileyadh il padre però era
legittimo e nipote del patriarca e viceré
Giuseppe]
3. Allora Jifetach fuggì dal cospetto dei suoi
fratelli e abitò nel paese di Tov. Si adunarono
uomini vani di Jifetach e uscivano con lui (a
fare razzie). [Tob: buono, avventurieri-
sbandati-oziosi-viziosi-miserabili-ladri-
predoni, scorrerie]
4. Avvenne che con l’andar del tempo, i figli di
Yammon dichiararono guerra contro Jiseraael.
[Ammon o Ammoniti, mosser, Israele]
5. Fu così, quando i figli di Yammon mossero
guerra contro Jiseraael, gli Anziani di
Gileyadh vennero a prelevare Jifetach dal
paese di Tov.
6. Dissero a Jifetach: Vieni e sii il nostro
capitano; perché noi possiamo combattere
contro i figli di Yammon.
7. Jifetach disse agli Anziani di Gileyadh: Non
siete stati voi a odiarmi, espellere dalla Casa
di mio padre? Perchè siete venuti da me ora
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che voi siete in distretta?
8. Gli Anziani di Gileyadh gli risposero a
Jifetach: Perciò noi siamo ritornati ora da te.
Perché tu possa venire con noi e combattere
contro i figli di Yammon, e essere il nostro
capo su tutti gli abitanti di Gileyadh.
9. Jifetach rispose agli Anziani di Gileyadh: Se
voi volete che io ritorni a Casa per combattere
contro i figli di Yammon e se il SIGNORE li
consegna a me, sarò io il vostro capo?
10.Gli Anziani di Gileyadh dissero a Jifetach: Il
SIGNORE è testimone fra te e noi; se noi non
faremo secondo le tue parole.
11.Allora Jifetach andò con gli Anziani di
Gileyadh e il popolo lo proclamò capo e
comandante sopra loro. Jifetach pronunciò
tutte le sue parole a Mitzepah davanti il
SIGNORE. [ingl. fece-costituì, Mizpa]
12.Jifetach inviò ambasciatori al re dei figli di
Yammon dicenti: Cosa hai che fare con me,
che tu sei venuto contro me a combattere nel
mio paese?
13.Il re dei figli di Yammon rispose ai
messaggeri di Jifetach: Perché Jiseraael mi ha
preso il mio territorio, quando risaliva da
Mitzeraijm dall’Aarenon sino il Jabboq e
fino il Yoredden. Ora quindi restituiscimi
quelle terre di nuovo pacificamente. [Egitto,
Arnon, Iabboc, Giordano]
14.Jifetach rinviò ambasciatori al re dei figli di
Yammon.
15.Gli disse: Questo dice Jifetach: Jiseraael non
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tolse via la terra di Moaabh, né la terra dei
figli di Yammon.
16.Ma quando Jiseraael uscì da Mitzeraijm,
camminò per il Deserto, sino al Mar Rosso e
giunse a Qadheshah. [ebr. Midhebar, Jam-Suk,
it. Cades]
17.Per questo Jiseraael inviò ambasciatori al re di
Aedhom dicenti: Lasciami -ti prego-
attraversare il tuo territorio. Ma il re di
Aedhom non volle ascoltarlo. Nella stessa
maniera l’inviò ai figli di Moaabh; ma loro
non vollero acconsentire. Jiseraael (quindi)
rimase a Qadhesh.
18.Di qui lui passò in mezzo il Midhebar
passando al di fuori (ai confini) del paese di
Aedhom e il paese di Moaabh. Pervenne alla
parte Est del paese di Moaabh e accamparono
nell’altra parte dell’Aarenon, ma senza
passare dentro il confine di Moaabh, perché
Aarenon era il confine di Moaabh.
19.Jiseraael inviò ambasciatori a Sijchon re degli
Aemorij, il re di Cheshebon. Jiseraael gli
disse: Lasciaci passare -noi ti preghiamo-
atraverso il tuo territorio per raggiungere (il
fiume) Yoredden. [Sihon, Amorrei, Hesbon,
ebr. il mio posto, ingl. il mio luogo-la nostra
terra-il luogo di dimora]
20.Ma Sijchon non fiduciò Jiseraael nel passare
attraverso la sua costa; ma riunito tutto il suo
popolo insieme, accampatosi a Jahetzah
combattè contro Jiseraael. [Sicon, Jahats o
Iaas]
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21.Il SIGNORE IDDIO di Jiseraael consegnò
Sijchon e tutto il suo popolo nella mano di
Jiseraael; loro lo distrussero. Jiseraael occupò
così tutto il territorio degli Aemorij, e gli
abitanti di questo paese.
22.Loro occuparono tutte le coste degli Aemorij,
Dall’Aarenon sino Jabboq e dal Deserto sino
Yoredden.
23.Così ora il SIGNORE IDDIO di Jiseraael ha
spodestati gli Aemorij dinnanzi il suo popolo
Jiseraael; e il paese lo possederesti tu?
24.Non vuoi possedere ciò che Kemosh il tuo dio
ti ha dato a possedere? Così anche noi ci
teniamo i territori conquistati, quanto il
SIGNORE il nostro IDDIO ci ha fatto
possedere. [Sarà di nostra proprietà tutto
quello che il Signore Dio nostro ci acquistò
colla vittoria” A. Martini]
25.Ora sei tu migliore che Balaq il figlio di
Tzippor re di Moaabh? Non litigò mai
contro Jiseraael e non combatté mai contro
esso? [Balaq, Sippor]
26.Perché Jiseraael dimorò a Cheshebon e i suoi
paesi ed a Yareyor e i suoi paesi e tutte le città
lungo le coste dell’Aarenon: 300 (trecento)
anni? Perché non li avete riscossi durante
questo tempo? [Aoer, Vedi p 12, dentro]
27.Io non ho peccato contro te, ma tu mi fai torto
facendomi guerra contro. Il SIGNORE il
Giudice, giudichi in questo giorno tra i figli di
Jiseraael e i figli di Yammon.
28.Nondimeno il re dei figli di Yammon non
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ascoltò alle parole di Jifetach che gli
aveva inviato.
29.Allora lo Spirito del SIGNORE venne sopra
sopra Jifetach e passò su Gileyadh e
Menassheh e passò a Mitzepeh di Gileyadh;
da Mitzepeh di Gileyadh avanzò sino i figli di
Yammon. [si posò-entrò]
30.Jifetach fece un voto al SIGNORE e disse: Se
tu mi consegnerai senza fallire i figli di
Yammon nelle mie mani,
31.allora sarà, che qualunque cosa esce fuori
dalle porte della mia casa, a incontrarmi,
quando io ritorno in pace dai figli di Yammon,
certamente, sarà del SIGNORE. Io l’offrirò
come un olocausto. [Vedi Note e lavoro Jefte]
32.Così Jifetach passò sopra contro i figli di
Yammon per combatterli; e il SIGNORE li
consegnò nelle sue mani.
33.Li distrusse da Yaeroyer sino che tu giungi a
Minnijth, cioè 20 (venti) città fino Aavel-
Karamijm. con una molta grande sconfitta.
Che i figli di Yammon furono conquistati
davanti i figli di Jiseraael. [dura, Aoer, Minnit,
la pianura dei Vigneti]
34.Jifetach venne a Mitzepah a casa sua ed ecco
sua figlia le uscì incontro con tamburelli e con
danze; accanto a lei non aveva né figli né
figlie. [altri flauti]
35.Avvenne, quando lui la vide, si stracciò le sue
vesti e disse: Ahimè, figlia mia! Mi hai
abbassato profondamente. Tu sei una che mi
conturba; perché io ho aperto la mia bocca al
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SIGNORE e non la posso
ritrarre. [significa in questo caso: ho fatto
un voto]
36.Lei le disse: Padre mio! Se tu hai aperta la tua
bocca al SIGNORE di fare secondo quello che
è proceduto dalla tua bocca; perché il
SIGNORE ha fatto vendetta per te dei tuoi
nemici, cioè dei figli di Yammon,
37.Lei disse a suo padre: Questa cosa si compia
davanti me! Lasciami sola 2 (due) mesi, che io
possa andare e venire sulle Montagne e
piangere la mia verginità, io e le mie
compagne.
38.Lui disse: Va! Lui, la lasciò andare per 2 (due)
mesi e lei andò con le sue compagne a
rimpiangere la sua verginità sopra le
Montagne.
39.Avvenne alla fine dei 2 (due) mesi, che lei
ritornò da suo padre; il quale compì su
lei il suo voto che (le) aveva fatto. E non
conobbe uomo. Ciò fu (origine dell’)
usanza in Jiseraael:
40.Che le figlie di Jiseraael vadano annualmente
a lamentare la figlia di Jifetach il
Gileyadhij 4 (quattro) giorni l’anno.
Note :
Verso 31: La Vulgata aggiunge: Quicumque primus cioè traducendolo non come A.M.:
Il primo chiunque sia. (e non egli sia; può essere esso sia – da persona si può sottointendere in questo caso un animale).
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B
Il rev. A. Martini nella sua traduzione annota quanto segue:
“Secondo questa lezione della nostra Volgata, il voto di Jephte avrebbe per oggetto non veruno degli animali ch’ei potesse avere in sua casa, ma solamente le persone di sua famiglia, delle quali la prima che se gli pari davanti al suo ritorno, promette di offrirla al Signore: e così l’intese S. Agostino. Il Caldeo e varii moderni suppongono compresi nel voto anche gli animali, e l’ebreo può avere anche questo senso. Sopra questo voto di Jephte dirò brevemente:
Primo, che considerato in se stesso egli fu temerario e ingiusto: tale è la comune opinione dei Padri, trai quali s. Girolamo non temé di dire, che Jephte fu stolto nel fare il voto, ed empio nell’adempirlo. Egli fece (dice S. Agostino) una cosa proibita dalla legge, e non comandata a lui per veruna speciale intimazione di Dio; anzi lo stesso s. Dottore non dubita che Dio per punire la temerità di un tal voto permettesse che la sua unica figliuola fosse quella che gli venne innanzi la prima dopo la sua vittoria.
Secondo, che io non potuto giammai aderire al sentimento sostenuto da alcuni moderni spositori, i quali senza altro fondamento, che quello delle favole rabbiniche, contraddicendo, per quanto a me sembra, all’espressa testimonianza della Scrittura (v. 39) e all’unanime sentenza de’ Padri e anche degli antichi maestri della Sinagoga, e a quasi tutti i nostri interpreti antichi e moderni, pretendono che Jephte non adempisse il suo voto, ma consacrasse la figlia a un perpetuo Nazareato.
Terzo, se d’altra parte noi rifletteremo che quest’uomo semplice e militare con pia e retta intenzione si muove a fare il suo voto, e perché inevitabile ne crede l’adempimento, con estremo dolore suo lo adempie, sacrificando l’unica figlia; se rifletteremo ch’egli potè avere in mira il sacrifizio di Abramo, e sperare (come
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accenna s. Agostino) che Dio accettando il suo buon animo avrebbe impedita la morte della sua figlia, come del figlio di Abramo; se rifletteremo alla grandezza dell’animo, colla quale per amor del pubblico bene si riduce a privarsi della cosa più cara che avesse al mondo, temendo che Dio lasciasse di prosperare la repubblica d’Israele, quando egli non isciogliesse il voto fatto per essa; se rifletteremo che la stessa grandissima vittoria riportata dopo fatto il suo voto, potè confermarlo nell’opinione del debito che gli correva di adempirlo; se a tali cose vorrem riflettere, potremo, facilmente comprendere, donde avvenga che que’ padri medesimi, i quali si sono più fortemente dichiarati contro il voto di Jephte, non lascino di lodarlo per ragion della stessa azione. Se Jephte (dice S. Girolamo in cap. 7 Jerem.) offerì a Dio la vergine figlia, non è gradito il sacrifizio, ma l’animo dell’oblatore. Vedi s. Tommaso 2.2 q.88. Art 2.
Concludo colle parole di s. Agostino, q.49 in Jud. Jephte meritò gli elogi di Paolo (Heb XI) e quelli dello Spirito Santo (Ecclesiastico 46) per la vita buona e fedele, nella quale dobbiamo credere che egli morì”. Mons. Antonio Martini
12. Vittoria di Jefte su Efraim e sua morte. I
giudici Ibsan, Elon e Abdon.
1.41 Gli uomini di Aeferaijm si riunirono insieme,
andarono verso nord e dissero a Jifetach:
Perché sei passato per combattere contro i
figliuoli di Yammon, e non ci hai chiamati
per andare con te? Vogliamo bruciare la tua
casa e te con il fuoco.
2.42 Jifetach disse loro: "Io e il mio popolo
eravamo in grande lotta con i figliuoli di81
Yammon; e quando vi chiamai, non mi avete
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liberato dalle loro mani.
3.43 Quando vidi che voi non mi aiutavate, misi
la mia vita nelle mie mani, e passai su
contro i figliuoli di Yammon, e il SIGNORE
me li consegnò in mano mia; perché allora
siete venuti da me oggi per combattere
contro di me?
4.44 Allora Jifetach radunò tutti gli uomini
di Gileyadh, e combatté contro
Aeferaijm; e gli uomini di Gileyadh
sconfissero Aeferaijm, perché dicevano:
Voi Gileyadh siete profughi di Aeferaijm fra
gli Aeferaijm, fra i Menasheh. [Ingl. con]
5.45 I Gileyadh presero i passi del Yoredden
davanti agli Aeferaijm; e fu così che,
quando gli Aeferaijm che erano fuggiti
dicevano: Lasciami passare; gli uomini
di Gileyadh gli dicevano: Sei tu un
Aeferaijm? Se lui rispondeva: No,
6.46 allora gli dicevano: Pronunzia ora
Shibboleth, lui diceva Sibboleth, perché lui
non poteva pronunziarlo correttamente.
Allora lo prendevano e l’uccidevano nei
guadi del Yoredden; e degli Aeferaijm in
quel tempo ne caddero 42.000
(quarantaduemila).
7.47 E Jifetach giudicò Jiseraael 6 (sei) anni.
Dopodiché Jifetach il Gileyadhij, morì
e fu sepolto in una delle città di Gileyadh.
81
Il racconto biblico è una ripresa della storia di Abrahamo e Isacco. Stando alla lettera sembra vi sii da parte di Dio ingiustizia. (I 2 padri Jefte e Abrahamo vivono l’ubbidienza al volere di Dio nel dolore. Isacco infine per un miracolo o intervento di Dio non muore, Seìla o Ifis secondo altri si).
Filo addirittura ne fa una tragedia come Agamennone e Ifigemia: Jefte e Seila. Sia il racconto biblico canonico come quello di Filo hanno in comune: attendono quel dramma che nel popolo di Dio e nella Volontà di Dio non v’é.
Prendendo alla lettera e non razionalmente la storia di Jefte - il voto – e il sacrificio del voto, avremmo un Dio cruento non solo geloso. Non come JESUS, l’Emmanuele benvenuto tra noi. Sì, i preparati l’attendiamo. Dante condanna con ragione il voto di Jefte se le cose stanno così scrive Gina Lagorio: “ Cui più si convenìa dicer “Mal feci” che, servando far peggio”. No, basta questa sentenza per quel gran uomo. Lutero riconosce e dice: “Uno è più inclinato a pensare che lui, lei non l’ha sacrificata; ma il testo dice chiaramente che lui lo fece”. Il racconto così è esplicito anche se non v’è il come l’ha
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sacrificata. Ma ci ritorneremo perché se il racconto non fosse così come l’interpretiamo noi? Sì, si ha lodare l’Eroe padre Jefte pure la Seìla o la Ifis chiamata così nel dramma di Buchanam agli oratori di Carrissimi, Händel, Stockmeier, Galuppi, Meyerbeer; se preferite... come volete. Seìla rimase una donna casta-ubbidiente portò tanto rispetto al padre, come oggi ve ne sono pochissime. Entrambi compresero da persone mature e responsabilizzanti la storia di Dio col popolo Israele. Jefte difese-aiutò-salvò un popolo e quello “giusto”. Anche a lei come al padre, così al popolo Israele, i nemici di Dio: Ammoniti, le sono stati: tentazione da annientare.
Jefte secondo Filo o Filo secondo Jefte sapeva:
“Fintanto vissero i nostri conduttori, ci ammonirono a seguire/ubbidire la nostra Legge (Il Decalogo). Ammon e i suoi figli, differentemente fuorviavano* il popolo (Israele) dalla sua via dove camminava”. (Filo 39/6)
*[pervertivano, corrompevano, distoglievano, deviavano, traviavano a rimanere sulla retta via].
Oggi o in questo giorno vi è questo pericolo reale-interno-cruciale. I figli di Dio non credendo GESÙ, non ubbidiscono manco alla Legge. Si fanno trasportare o traviare dal denaro, dalle cose, dal sistema ateo-profano-mondano-satanico. Non si parla più di Figli di Dio ma di Hexen e Hexers figli del diavolo. Questo secondo IDDIO, Mosé, i Patriarchi, i Profeti, gli Apostoli
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è peccato.
Nel cap. 39/7 di Filo vi è:
“Allora il popolo prego, uomini, donne, bambini, babies a unisono dissero preganti: Signore: Girati verso il popolo che tu hai eletto e non distruggere il vigneto che ha piantato la tua destra!
Questo popolo sii davanti a te una eredità che tu possedesti dal principio che tu sempre preferisci, per essi tu creasti le residenze; che tu ci hai condotti nella da te giurata e assicurata terra. Non ci consegnare a quelli che ti odiano, Signore!”
Dopo ciò a Dio le dispiacque e fortificò Jefte.
Lui da conduttore di Israele per vie diplomatiche fece presente le sue e le ragioni di Israele al Re Ammonita il nemico n° 1. Ma il re Ammonita non voleva venire a pace con Jefte.
“Se gli Ammoniti verranno dati nelle mie mani e io ritorno, tutto ciò che mi viene per primo davanti, diventerà un olocausto al Signore”. (Filo 39/10)
La Sacra Scrittura dice: “Quando io ritornerò in pace dai figliuoli di Ammon, ciò che uscirà dell’uscio di casa mia sarà del Signore e io l’offrirò in olocausto”.Gd 11:31 D
“Giacobbe fece questo voto: «Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi, se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio. Questa pietra, che io ho eretta come stele, sarà una casa
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di Dio; di quanto mi darai io ti offrirò la decima»”.
Gn 28 20-22 CEI
La storia biblica non può cambiare. Finisce in tragedia sembra proprio a morte.
Jefte “ritornava a casa sua in Mizpa”. Non l’incontra un soldato, una serva, il servo, un cane, gatto, capra, asino, bue o altro; ma l’unica figlia primogenita. Lei e le compagne gli andavano incontro come le donne d’Israele con tamburelli, flauti musica, canti, danze; festa per portare il padre Jefte in trofeo. Da lontano si rallegra. Ma Ahimè Jefte si ricorda del voto giurato e sa non può ritrarlo o non vuole ritrattarlo. La Sacra Bibbia consiglia con sapienza: È meglio non far voto o giuramento!
Immaginate veramente il dolore di cuore di Jefte dopo la vittoria sui nemici, giubilata e danzata nei tamburelli dei suoi connazionali. Ma questa proprio non ci voleva! Lui s’immaginava: la nazione in festa, lui tenuto qual eroe a casa, soddisfatto, in riposo, felice con i suoi, ancora forse con la moglie. Ma le cose non si svolsero come lui prospettava. “È Dio che dispone in ciò che l’uomo propone”.
Chi sa la figlia era fidanzata, aveva l’amante, l’amico, doveva sposarsi. I 2 innamorati in Israele vogliono aggiungere onore e vita, una famiglia a Dio e al suo popolo. Tutto ciò in breve tempo viene catapultato. In questo momento, non solo la così chiamata da Filo “Seìla” ma anche
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Jefte sono al di là delle loro aspettative – che realtà cruenta, che infausto giorno; il mondo dice: “giorno sfortunato-famiglia sfortunata!”. Secondo il racconto biblico il retto Giudice e qui ha una vero-somiglianza con il “Giudice dei Giudici” non con un giudice empio ingiusto:
Lc 18 1-8.
Lui: “Ah, figlia mia, tu mi opprimi di dolore! Tu sei causa del mio turbamento. “Ho dato parola al Signore e non posso ritornare indietro”.
Gd 11 35
Lei: “Padre mio, se tu hai dato parola al Signore fai pure di me secondo quello che hai detto; poiché il Signore ti ha concesso di vendicarti degli Ammoniti tuoi nemici”. Gd 11 36 N
Nelle nostre famiglie oggi non esiste questa intesa-questo affetto e rispetto! No, spesse volte il figlio o la figlia hanno già amici o fidanzati intimi stranieri; rimangono dispiaciuti veramente tanto-tanto!
Qui sono le parole di una chiesa consacrata a IDDIO a fare la Sua Volontà. Lo stesso se c’è ne accorgiamo disse l’altra Vergine rinomata dai cattolici a regina: Maria di Nazaret del N. T. all’angelo: “Fai pure di me secondo quello che tu hai detto”.
Riflettiamo: Maria riceve il figlio – Dio l’Emmanuele- Dio con noi. Non vi era altro- non vi è altro-non ci sarà altro Gesù Cristo da attendere!
Seìla invece dopo che secondo la petizione al
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padre, le viene concessa; piange la sua verginità con le sue amiche. Ma di queste donne ce ne sono oggi nel mondo? Cosa significa? Fu sverginata forse da qualche Sacerdote o si votò o meglio fu votata a rimanere vergine per sempre senza sposarsi. Le altre giovani compagne avranno marito, figli, diventeranno madri in Israele, lei non sarà più una madre in Israele, Seìla non avrà figli.
Qui riflettiamo, meditiamo il racconto di questi 47 brevi versetti del cap. 11 e cap. 12 del libro di Giudici.
Quanti uomini e donne fuori la CHIESA e dentro non desiderano figli dopo il matrimonio oggi? È vero però anche, che non esiste una struttura umana come la famiglia dove per essa non si fa più tifo. Forse perché il fondatore è IDDIO?
Quante donne hanno pianto la loro verginità? Quante se ne sono infischiate? E di essa e della famiglia e dei figli e dell’onore? Di più del comando di IDDIO CREATORE!
“Crescete e moltiplicate! Riempite la terra”.
Gn 9 1
Quanti ce ne sono, vogliono che il casato si fermi – l’albero non si sviluppi più e non vadano più avanti nell’onore, nelle benedizioni di molti figli. Quanti però anziché hanno voluto tante donne o molti uomini!! Peggio.
Ora Jefte figlio di prostituta dalla sua compagna di vita ha questa unica figlia…
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Proiettiamoci Gesù figlio unigenito del Padre celeste IDDIO, generato- creato, sta morendo al Golgota come olocausto…
Tutti due non desiderati olocausto.
Entrambi voluti per vivere oggi e domani il tempo umano variabile corto o lungo e il tempo divino eterno.
È Jefte come dice la Sacra Bibbia: non ha più speranza futura. Gesù che esclama: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato!”
Si giunge l’estremo – s’inizia dal niente – 2 sostanze ovulo-sperma, e si finisce senza vita, senza spirito: ossa morte e secche. Questo è anche il miracolo di Dio da niente a niente e con la resurrezione ad immortalità a tutto in tutto.
IDDIO, possibile doveva punire quell’uomo Jefte tal modo? Che differenza farebbe però se Moloc-Baal-Chemosh e come si chiamerebbe la divinità in tutti i dialetti e lingue… avrebbero accettato il sacrificio cruento di un essere fatto a somiglianza di DIO.
E se le cose stanno così perché si veniva puniti con la maledizione?
“Chiunque dei figli di Israele o degli stranieri che soggiornano in Israele, che dona uno dei suoi [figli] a Moloc sarà sicuramente messo a morte, il popolo della nazione lo lapiderà con pietre”.
Io voglio porre la mia faccia contro quell’uomo e voglio reciderlo [eliminarlo] dal suo popolo; perché lui ha dato la sua progenie a Moloc per contaminare il mio Santuario e
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per profanare il mio santo nome”. (V. st)
Ancora dell’altro.
In alcune Versioni Lv 27 2 dice: “Se qualcuno vorrà sciogliere (anziché usare “adempiere”) un voto, le persone [votate] saranno valutate di fronte al Signore secondo la stima che tu farai. E la tua stima sarà di 50 sicli d’argento (a siclo del Santuario) per il maschio da 20 ai 60 anni e 30 sicli per una donna”. Vers. Fulvio Nardoni
Se esisteva questa clausola, perché non versava questo tantum -dico io- per entrambi: 80 sicli; e se ne liberava? Non potette? Certo questo era in suo potere di farlo, erano i più benestanti d’Israele, quelli della Casa di Jefte! Rappresentava il presidente della Repubblica d’Israele come il nostro presidente della Repubblica Italiana!
Qualcuno ha fatto il conto in € 296, altri il salario di 240 gg di uno schiavo.
“Ma se uno lo vuole riscattare, aggiungerà un quinto alla sua stima”. v. 13
Cioè 80 sicli + 16 = 96 sicli
In Gd 12 39 leggiamo nella Versione Diodati:
“Al termine di 2 mesi ella ritornò a suo padre, ed egli le fece secondo il voto ch’egli avea votato”.
“Or ella non avea conosciuto uomo”.
Sicuro è la figlia apparteneva a Jefte e Seìna era sua. Secondo ciò che abbiamo compreso del voto
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lui la doveva uccidere.
Significa questo voto da offrire in olocausto al Signore o é votata al Signore, é consacrata al Signore! In un senso vi è morte nell’altro vita.
Ma come poteva il Signore gradire una simile offerta! Il Santuario con l’altare degli olocausti si aveva profanare. Il Sommo Sacerdote non era autorizzato a compiere questo sacrilegio. Poteva il padre ucciderla come voleva perché aveva fatto il voto?
Io e gli altri neghiamo: Non poteva. Né secondo la legge di Dio, né con quelle che vigevano in Israele! Allora, allora; allora non si sa cosa avvenne.
Escludendo l’uccisione e ammettendo la non-tragedia ma la clausura.
Con le usanze di oggi, dopo i 2 mesi poteva avvenire che veniva portata a servire nel Tempio così da Vergine fare il voto servire il Signore da donna consacrata a lui.
Come lo fu Samuele tutta la vita. (Come una suora).
Ancora oggi ma raro si ode: Ha fatto voto vivere da religiosa: È entrata nel Monastero, nel Convento YX. È diventata una clarissa cappuccina, una monaca carmelitana, una cirstercense bernardina, una agostiniana benedettina, una serva di Maria, una monaca maronita, una concezionista francescana ecv….
Come Anna portò Samuele nel Tempio, Jefte avrà
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C
portato sua figlia Seìna da quel momento consacrata al Signore. Anche i nazireni e le nazirene erano consacrati con voto. Per voto, per promessa o per giuramento.
I 47 versetti dei capitoli 11 e 12 di Giudici purtroppo non dicono altro.
Naturalmente un “voto” se non si faceva secondo il principio della Legge cioè ‘con il capo e con la coda’ - condannato dalla stessa legge poteva essere reso nullo.
La voce Cherem accompagnata con una interdizione-anatema-maledizione era irrimediabile. Gd 1 15; Nm 21 1-3.
La voce Neder Lv 27 legava la persona ad adempiere tutti i particolari atti e requisiti di pietà o carità come una offerta a Dio; che né la persona del votante, ne le sue bestie, terra ect… potevano essere in certe condizioni riscattati.
“Ciò che suole uscire dalla porta della mia casa”. Io la voglio offrire a Lui. Può significare questo senza filosofia o rattristarsi sulla sua sorte: Sta scritto “Ella non conobbe uomo” v. 39
Certo doveva maritarsi. E dai 2 mesi di pianti si può comprendere voleva maritarsi. Ma subentrato il fattore del voto si rassegnò. Sia fatto secondo come ha votato mio padre! Se si tratta di consegnarla al Signore per il servizio del Tempio.
Era una disgrazia il morir vergine, il non lasciare figli. Anche la sterilità era un disonore. I pagani avevano il costume non condannare giammai a morte le vergini.
Il voto era irrevocabile: “Mantieni e metti in
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pratica la parola uscita dalle tue labbra: opera secondo il voto che avrai fatto volontariamente al SIGNORE tuo Dio, e che la tua bocca avrà pronunciato”. Dt 23 23
Si può supporre che il suo voto abbi avuto un carattere solo sacro “dedicazione della sua figlia al .
In ebr. dice: “fece a lei secondo il suo voto”. Ciò significa:
La figlia di Jefte compianse la sua verginità e che “lei non conobbe nessun uomo”. (celibato). Ciò che non vuole rientrare nella nostra logica è “morte”.
Un presunto argomento può supportare l’ipotesi che lei fu consacrata al “servizio divino” proprio come furono aggregati i Netinei al Tempio. Il che è auspicabile da tutto ciò che si può presumere dal racconto dalla storia, il comando di Dio, Israele, la nostra logica nei voti; quindi probabilità che lei non fu sacrificata. Ella <adempì il voto> come è stato detto non suo ma di suo padre in lei. Le suore non vogliono sposarsi ed entrano in Convento. Lei dovette per il “voto” irrevocabile. Jefte non
voleva e sua figlia Seìna non voleva!
Adempì il voto nel Tempio a servire Dio tutta la vita, senza contrarre matrimonio. Dovette piangere per questo: l’opposto di quello che entrambi avevano programmato.
Emerge le sue compagne furono tutte ‘più fortunate di lei’.
I sacrifici umani erano strettamente proibiti dalla
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Legge.
Frequente i profeti facevano appello a non imitare coloro che offrivano i figli a Moloc o Baal o Chemosh.
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In Israele i sacrifici venivano offerti col sacerdozio aaronnico e ciò a quei tempi a Silo nel territorio di Efraim. Ma nessun sacerdote avrebbe osato, perché la legge levitica era in forza, a insudiciare l’Altare di Dio con il sangue di un sacrificio umano.
Per questi motivi era impossibile per Jefte di offrire sua figlia Seìna in sacrificio. Così avrà data la sua verginità al sommo Sacerdote? Al Sacerdote? O si è consacrata al Signore come una monaca. Lv 27 2-13. Niente più: crescete e moltiplicate di numero!
[2 sorelle in Lombardia vivevano in una famiglia. La prima proiettava volersi sposare, la seconda no. Fini che la seconda si sposò e la prima entrò in convento, prese i voti col nome di ed è là attiva e soddisfatta a quanto lei stessa dice nel Video. Iddio l’ha fatto conoscere la giusta via. Là ancora ha imparare! Cliccate!]
Jefte aveva nel suo programma altro. Vedeva una vita o con lei o lei sposata e tanti nipotini per seguito così come era costume in Israele. Ma tutti questi sogni e proiezioni finirono nel nulla.
Da quando avvenne questo fatto, i suoi sentimenti non si dettero pace, chi ci sarà stato a casa avrà avuto altro in mente e gli obiettivi familiari cambiarono.
Lui, i primi non l’ebbe più. Vide la sua carissima figlia Seìla o con l’altro nome conosciuto Ifis devota al Servizio del Santuario a Silo. (Samuele poteva avere 10-18
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anni in quei tempi). Estinse per sempre dal suo pensiero tutta la speranza della sua famiglia che poteva continuare con lei. Ah! Se non fosse stato per il voto che aveva fatto! Anch’esso davanti il Signore. Come il giuramento per prendere le redini e il futuro d’Israele. Il figlio della prostituta fu guida-difensore-comandante supremo terrestre o generalissimo!
Divenne una ordinante senza precedenti che portò molti genitori a dedicare le loro figlie con una vita di solitudine e laboriosa al servizio divino. Ma di tale “usanza in
Israele” non ci sono tracce né nella Scrittura né negli scritti ebraici successivi.
Legge sul voto
Nm 30
Mosè disse ai capi delle tribù degli Israeliti: «Questo il Signore ha ordinato: Quando uno avrà fatto un voto al Signore o si sarà obbligato con giuramento ad una astensione, non violi la sua parola, ma dia esecuzione a quanto ha promesso con la bocca. Quando una donna avrà fatto un voto al Signore e si sarà obbligata ad una astensione, mentre è ancora in casa del padre, durante la sua giovinezza, se il padre, avuta conoscenza del voto di lei e dell'astensione alla quale si è obbligata, non dice nulla, tutti i voti di lei saranno validi e saranno valide tutte le astensioni alle quali si sarà obbligata. Ma se il padre, quando ne viene a conoscenza, le fa opposizione, tutti i voti di lei e tutte le astensioni alle quali si sarà obbligata, non saranno validi; il Signore la perdonerà, perché il padre le ha fatto opposizione. Se si marita quando è legata da voti o da un obbligo di astensione assunto alla leggera con le labbra, e il marito ne ha conoscenza e quando viene a conoscenza non dice 95 nulla, i voti di lei saranno validi e saranno validi gli obblighi di astensione da lei assunti. Ma se il marito, quando ne viene a conoscenza, le fa opposizione, egli annullerà il voto che essa ha fatto e l'obbligo di astensione che essa si è assunta alla leggera; il Signore la perdonerà. Ma il voto di una vedova o di una donna ripudiata, qualunque sia l'obbligo che si è assunto, rimarrà valido. Se una donna nella casa del marito farà voti o si obbligherà con giuramento ad una astensione e il marito ne avrà conoscenza, se il marito non dice nulla e non le fa opposizione, tutti i voti di lei saranno validi e saranno validi tutti gli obblighi di astensione da lei assunti. Ma se il marito, quando ne viene a conoscenza, li annulla, quanto le sarà uscito dalle labbra, voti od obblighi di astensione, non sarà valido; il marito lo ha annullato; il Signore la perdonerà. Il marito può ratificare e il marito può annullare qualunque voto e qualunque giuramento, per il quale essa sia obbligata a mortificarsi. Ma se il marito, da un giorno all'altro, non dice nulla in proposito, egli ratifica così tutti i voti di lei e tutti gli obblighi di astensione da lei assunti; li ratifica perché non ha detto nulla a questo proposito quando ne ha avuto conoscenza. Ma se li annulla qualche tempo dopo averne avuto conoscenza, porterà il peso della colpa della moglie».
Queste sono le leggi che il Signore prescrisse a Mosè riguardo al marito e alla moglie, al padre e alla figlia, quando questa è ancora fanciulla, in casa del padre.
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1.“Non essere precipitoso con la bocca e il tuo cuore non si affretti a proferir parola davanti a Dio, perché Dio è in cielo e tu sei sulla terra; perciò le tue parole siano parche...” Eccl 5 1
2.“Quando hai fatto un voto a Dio, non indugiare a soddisfarlo, perché egli non ama gli stolti: adempi quello che hai promesso”.
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Eccl 5 3
3.“È meglio non far voti, che farli e poi non mantenerli”. Eccl 5 4
4.“Non permettere alla tua bocca di renderti colpevole e non dire davanti al messaggero che è stata una inavvertenza, perché Dio non abbia ad adirarsi per le tue parole e distrugga il lavoro delle tue mani”. Eccl 5 5
5.“Abbi dunque il timor di Dio”. Eccl 5 6 CEI
6.“Quando avrai fatto un voto all'Eterno, al tuo Dio, non tarderai ad adempirlo; poiché l'Eterno, il tuo Dio, te ne domanderebbe certamente conto, e tu saresti colpevole”;
7.“ma se ti astieni dal far voti, non commetti peccato”.
8.“Mantieni e compi la parola uscita dalle tue labbra; fa' secondo il voto che avrai fatto volontariamente all'Eterno, al tuo Dio, e che la tua bocca avrà pronunziato”. Dt 23 21-23 Nuova Diodati
9.“Offri a Dio il sacrifizio della lode, e paga all'Altissimo i tuoi voti”; Sal 50 14 10. “Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe?”. Mt 7 9.10 CEI
11.“Nondimeno, tutto ciò che uno avrà consacrato all'Eterno per voto d'interdetto, di fra le cose che gli appartengono, sia che si tratti di una persona, di un animale o di un pezzo di terra del suo patrimonio, non potrà esser né venduto, né riscattato; ogni interdetto è cosa interamente consacrata all'Eterno”.
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JEFTE: Lv 27 28 Riv
1.Conosce la legge di Dio;
2.Agisce con il timore di Dio
3.Gli Anziani lo costituiscono capo;
4.Lascia una traccia positiva;
5.Viene ricordato come una “colonna della fede”.
DINASTIA
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Giuseppe-Manasse-Galaad-Jefte
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Non vi era nessuno che possedeva un/il carattere, i talenti che ispiravano una fiducia generale, solo Jefte.
Da quando Israele ricevette la terra promessa (1451 a. C.) a Abimelech (1161-1143 a. C.) vi erano intercorsi secondo Gd 11 26 300 anni.
Il teologo e studioso biblico Adam Clarke, nel suo Commentario del libro biblico di Giudici sostiene invece che non ci fu nessun sacrificio umano proprio perché erano le stesse precise leggi di Dio date ad Israele a vietarlo. Dopo aver esaminato i diversi tipi di sacrifici compiuti in quel tempo, umani per i pagani ed animali per gli israeliti, in una sua importante opera, il teologo sostiene che Iefte non avrebbe potuto sacrificare sua figlia per le seguenti ragioni e considerazioni:
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Il sacrificio di bambini al dio ammonita Moloc era considerato da Dio un abominio. In diversi e innumerevoli occasioni Dio esprime il suo odio verso tale pratica. Esisteva "una legge precisa", che vietava i sacrifici umani, riportata in Levitico 20: 2.3 e che
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prevedeva verso i trasgressori la pena di morte. Inoltre quella pratica era considerata una profanazione del suo nome santo. Se questo era vero per i sacrifici fatti agli dei pagani, il sacrificio umano della figlia di Iefte fatto a Dio stesso, non poteva essere altro che considerato un abominio maggiore, più grande e più dissacrante. Inoltre non c'è nessun precedente nel Vecchio Testamento che riguardi quella pratica abominevole.
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Isacco non rappresenta il precedente di un sacrificio umano, per lui non ci fu sacrificio, Dio mandò un angelo a fermare la mano di Abramo. Il suo sacrificio fu proposto solo come prova della fede del patriarca.
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Che Iefte potesse uccidere in tutta autonomia la figlia, sacrificandola a Dio violava un'altra precisa legge. Nessun padre con un figlio dissoluto e impenitente, secondo la espressa legge
contenuta in Deuteronomio 21 18-21, poteva prendere decisioni per punizioni importanti,
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senza che il figlio fosse stato prima giudicato da un tribunale costituito nei tempi biblici dagli Anziani del luogo. Anziani che dovevano raggiungere in tutti i casi un giudizio condiviso. A maggior ragione alla luce di quella legge biblica, Iefte non solo non poteva arrogarsi il diritto di togliere la vita alla figlia con la sola sua autorità, a una figlia per di più che non aveva commesso alcun errore, a una figlia innocente.
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Anche sul valore del voto Clarke fa notare una contraddizione. La Mishnah, ovvero la legge tradizionale degli ebrei, al ver. 212 asseriva, che se un ebreo dedicava suo figlio o la figlia, il suo schiavo o schiava, Ebrei, tale voto di dedicazione non sarebbe stato valido. Nessun uomo poteva dedicare ciò che non era suo.
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Questi argomenti, ad avviso di Clarke, sono decisivi contro la supposizione che Iefte fece un sacrificio umano. Inoltre il sacrificio, che ad avviso di Clarke consistette nel voto di celibato della figlia, per soddisfare quella legge, non poteva essere fatto contro la volontà della figlia stessa, così com'è dimostrato dalla storia e dalla considerazione che la figlia di Iefte ebbe dalle figlie di Israele per aver adempiuto il suo dovere filiale. Considerazione che come la storia di Giudici dimostra, veniva manifestata ogni anno in una commemorazione di quattro giorni in ricordo della sua scelta.
Il voto non consisteva solamente nell’espressione vocale ma era legato anche ad un’offerta e la legge non ammetteva che i figli illegittimi offrissero a Dio.
(Dt. 23 2; Giud. 11 10.30)
(KJV): Che la Jephthah non sacrificasse sua figlia,
ma la consacrò al servizio di Dio nel tabernacolo, in
uno stato di celibato, immaginiamo di essere
evidenti dalla seguente considerazione:—
1. I sacrifici umani sono sempre stati un abbominio
per Geova, di cui Jephthah non poteva essere ignorante; e di conseguenza non avrebbe fatto una tale promessa, né l'avrebbe eseguita.
2. Ci viene detto espressamente (ver. 29) che
Jephthah era sotto l'influenza dello Spirito di Dio, il che gli impedirebbe di abbracciare
le mani nel sangue della propria figlia.
3. Aveva il potere di redimere sua figlia (Lev 27:4;) e sicuramente la sua unica figlia
doveva essere di valore superiore a trenta shekels.
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4. E poi, chi doveva recitare il rito orrendo? Non lo
stesso Jephthah, che non era un sacerdote, e in cui
sarebbe stato più innaturale e disumano; e i sacerdoti lo avrebbero sicuramente dissuaso.
5. Lo storico sacro ci informa: che ha beffato della
sua verginità, che non conosceva nessun uomo, e
che le donne israeliane sono andate ogni anno a
confortare o a lamentarsi con lei.
'Lui ha fatto il suo voto, e lei non conosceva alcun uomo;' come se questo fosse destinato a spiegare il modo in cui è stato compiuto il voto, vale a dire: dedicandola a una vita di celibato.
“O se è una femmina, allora la tua valutazione sarà di trenta Shekel” Lev. 27: 2–13
Sarà offerto da me come un'offerta L'opinione dei nostri rabbini di memoria benedetta riguardo a questo è nota, e mio signore e mio padre, che la spiegazione di "sarà offerta da me", il vav ן è disgiuntivo, con la stessa funzione di "o". E può essere spiegato come segue: "E sarà per Dio", cioè santificato [הקדש], se non è adatto per un olocausto. Oppure "sarà offerto da me come un olocausto", se è adatto per un olocausto. E simile a questo, il vav di "Colui che colpisce suo padre o sua madre" (Esodo 25:15) significa "o". Ed è ben
spiegato, e così mi sembra dal verso, perché non è la morte, perché il versetto direbbe "E piangerò per la mia vita" - piuttosto, [piangerà] che non ha saputo un uomo [perché in effetti il versetto dice "Piangerò per la mia verginità" (Giudici 11:37)]. E ciò che dice anche "le ha fatto come aveva giurato di fare".
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(Giudici 11:39), e non dice "Le ha offerto come olocausto". Questo ci mostra che era celibe.
ן Waw all'inizio di una parola può avere diversi significati: waw congiuntiva (Vav Hachibur, letteralmente "la waw di congiunzione" — chibur significa "unire, o mettere insieme") è una waw che connette due parole o parti di una frase; è una congiunzione grammaticale che significa "e", cognata dell'arabo. (Wikipedia)
Il voto di dedicazione della figlia di Iefte simile a quello dei netinei
Se il voto di Iefte, ad avviso di alcuni studiosi e biblisti, non fu cruento e non ci fu alcuna uccisione, in che cosa consisté allora l'offerta del giudice d'Israele? Fu un voto di dedicazione promosso da Iefte per sua figlia al servizio di Dio, l'appartenenza ad una categoria di persone che ricorda i netinei. Un moderno commentatore biblico, Samuele Landers, sostiene infatti (in Did Jephthah Kill his Daughter the Biblical Archeology Review), che tutte le evidenze bibliche dimostrano che la figlia di Iefte non fu materialmente sacrificata in un olocausto a Dio, bensì fu a Lui dedicata con un voto che prevedeva il nubilato come quello dei netinei. I "netinei" (in ebraico: הַנְּתִינִים, "i dati") era il nome dato agli assistenti del Tempio dell'antica Gerusalemme o nel Tabernacolo dell'epoca pre-monarchica. Il termine è applicato in forma verbale ai Gabaoniti nel libro biblico di Giosuè. Il sostantivo si trova invece 19 volte nel testo masoretico della Bibbia ebraica, una volta in 1 Cronache 9, poi in Esdra e Neemia, e sempre al plurale (Esdra 2:43,70;
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7:7.24; 8:17.20; Nee 3:26; 7:46.60.73; 10:29). I Lessici biblici sono concordi nell'affermare che "Netinei" deriva dalla radice semitica NTN, "dare". Quindi negli anni della sua dedicazione, secondo questo punto di vista, la vergine figlia di Iefte servì presso un santuario a Dio come assistente ed aiutante, così come facevano proprio i netinei. (Vedi Wikipedia: Jefte)
V’era una categoria di persone che non svolgeva mansioni sacerdotali poiché non apparteneva alla tribù Levita, ma trascorreva tutta la vita collaborando con quest’ultimi e svolgendo tutti i lavori in genere (raccogliendo legna, pulendo, rammendando, filando etc. etc.); venivano chiamati Netinei (lett. dati, date). Naturalmente anche la figlia di Jefte è entrata a far parte di codesti. (1 Samuele 2 22; 1 Cronache 9:2)
Il tutto ci spinge a dedurre che di anno in anno la vergine figlia di Jefte veniva sì, visitata dalle sue amiche fanciulle, ma questo non significava che veniva ricordata defunta con pianti e dolori; l’atteggiamento in questione, altrimenti avrebbe rappresentato le attuali “feste ai morti”.
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“Iefte fece un voto al Signore e disse: «Se tu mi dai nelle mani i figli di Ammon, chiunque uscirà dalla porta di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vincitore sugli Ammoniti, sarà del Signore e io l’offrirò in olocausto».” (Giudici 11 30-31)
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Ma Rabbi David Kimchi ricordò che la parola Ebraica ן “vau” fu spesso usata come disgiuntivo e quindi potrebbe essere tradotta con “o” invece che con “e”.
Un'altra traduzione possibile sarebbe quindi:
“Iefte fece un voto al Signore e disse: «Se tu mi dai nelle mani i figli di Ammon, chiunque uscirà dalla porta di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vincitore sugli Ammoniti, sarà del Signore o io l’offrirò in olocausto».”
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“Evidentemente il voto per le persone era incruento (si pensi all'offerta di Samuele da parte di Anna), mentre per gli animali si.
Olocausto= La parola corrispondente nell’ebraico èצולה ùhola; questa in primo senso e generalmente significa offerta alla divinità, né più conviene agli animali che ai vegetabili sacrificati, benchè a quelli sogliasi comunemente accomodare. E siccome queste offerte si ardevano in odore di soavità a Dio, ne derivò il nome ϑυσία che soleano dare i Greci ad ogni sacrificio ed oblazione. La cosa arsa in odore di aggradimento al Signore chamavasi, ese אשה Issé dagli Ebrei e χνίσση dai Greci. Ma questo issé tanto sovente nominato ne’ sacrifici del V. T., viene da אש ese, ovvero es, fuoco, dei Caldei detto està, che ne’ sacrifizii tutti adoperavasi e perpetuo ardea sull’altare del vero Dio.”
(La Sacra Bibbia secondo la Volgata tradotta in lingua italiana- Dissertazione Vol II – Sacra Bibbia di Vence – Signor Drach- per cura del Prof. Bartolomeo Catena – Milano 1831 – p 263 a Gd 11 31)
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B
E.W. Bullinger: Great cloud of witnesses in Hebrews 11, Kregel Publications, 1979, pp. 324-331: È importante ricordare che l' antico Commentatore Ebreo Rabbi David Kimchi (1160-1232) rende le parole “voto” (Giudici 11:31) molto diverse dal A.V. ( note dell'editore: A.V. = La versione autorizzata Inglese o anche conosciuta come King James) e R.V. ( note dell'editore: R.V. = the English Revised Version), e ci dice che suo padre Rabbi Joseph Kimchi (morto 1180) tiene lo stesso punto di vista. Entrambi padre e figlio, insieme con Rabbi Levi ben Gerson (nato 1288), tutti loro tra i più eminenti grammatici e commentatori Ebrei, che dovrebbero saper meglio di ogni commentatore pagano, diede la loro approvazione senza riserva alla resa delle parole voto la quale, invece di metterlo in relazione ad un oggetto, lo traduce ed interpreta come consistente di due parti distinte.
Questo è fatto dall'osservare il ruolo ben conosciuto che le particelle connettive (ן vau, in Inglese v.) spesso è usato come un disgiuntivo, e vuol dire “o”, quando c'è una seconda parte in una sentenza. Questo infatti è un modo alternativo di tradurre questa parola nel testo di Giudici 11:31.
Note dall'editore: in altre parole mentre la nostra traduzione traduce il voto di Iefte come segue:
Giudici 11:30-31
“Iefte fece un voto al Signore e disse: «Se tu mi dai nelle mani i figli di Ammon, chiunque uscirà dalla porta di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vincitore sugli Ammoniti, sarà del
Signore E io l’offrirò in olocausto».”
Quello che l'autore ci dice è che quello sottolineato “E” è la parola Ebraica “vau” ן che è spesso usata come un disgiuntivo e quindi dovrebbe essere tradotta come “O” invece di “E”. Dopo aver fatto questa correzione il testo di Giudici 11:30-31 sarebbe il seguente:
“Iefte fece un voto al Signore e disse: «Se tu mi dai nelle
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mani i figli di Ammon, chiunque uscirà dalla porta di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vincitore sugli Ammoniti, sarà del Signore O io l’offrirò in olocausto».”
La LXX, il Codex Alessandrinus dice XAI ו = e.
La nota ebraica che v’è nel Vers. Ingl. R. Webster dice <or> che significa o, oppure.
Il caso simile dove la o può sostituire la e, lo troviamo nel passo di:
S. Matteo 15 4-6: “Chi maledice il padre e [o] la madre...” Vedere la CEI o la Bibbia della Gioia. Così la Diodati e Nuova Diodati e: la Riveduta e la Nuova Riveduta.
Abbiamo altri esempi e ne cito alcuni altri:
Gn 26 11: “Chi tocca quest’uomo e /o sua moglie”.
Es 21 15.17 “Colui che percuote suo padre e/o sua madre sarà...”.
Es 21 28: “Un bue cozza con le corna contro un uomo e/o una donna...”.
Es 21 29: “se ha causato la morte di un uomo e/o di una donna...”.
Es 21 32: “uno schiavo e/o una schiava...”.
Lv 24 16: “straniero e/o nativo del paese...”.
“Quicumque primus fuerit egressus de foribus domus meae mihique occurrerit revertenti cum pace a filiis Ammon eum holocaustum offeram Domino”. Vulgata
Le traduzioni variano: Cè chi ha tradotto la persona, chi ciò, chi chiunque come in latino (Antonio Martini). [Una cosa è cosa, un’altra persona. Se persona si andrebbe contro qualcosa che è anathema a Dio – alla sua Volontà.
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Qui il Sommo Sacerdote in questo caso; aveva il dovere di dichiarare il voto nullo o in caso risarcire con 30 Shekels e salvare la figlia. E offrire olocausto di un animale se mai]. L’inglese <whatsoever... cometh forth> significherebbe: qualunque (qualsiasi) cosa venga fuori. Stando così: cosa. Basta controbattere: Seìna la figlia di Jefte non era una cosa o un animale per cui anche Jefte avrà usata quella discrezione che molti falsi interpreti si sono fatti.
Certo che Jefte si sarà chiesto: Dio che dirà? Israele non mi lapiderà? Io voglio salvare mia figlia, voglio che viva! Ma sono un Figlio di Dio o un pagano. La legge che dice? Il Sommo Sacerdote Finees se lo consulto?
Chiunque tra gli Israeliti o tra i forestieri che soggiornano in Israele darà qualcuno dei suoi figli a Moloch, dovrà essere messo a morte; il popolo del paese lo lapiderà”. Levitico 20 2
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“Jefte si obbliga adunque in primo luogo a consacrare al Signore ciò che uscirà dalla sua casa di qualunque natura essa sia; - erit Domino - e se è una vittima (mai una persona!) che debba essere immolata, et offeram illud in holocaustum, ne farà un olocausto. La vittima è consacrata alla morte. E dal quel punto essa non può essere più riscattata.” p. 598
Confessa che era sventura ed obbrobrio presso i giudei il non essere maritata e l’invecchiare nel celibato p. 599 - Volgata: et illa non cognovit virum.
Baer secondo il suo pensiero Jephte eseguì il suo voto sulla sua figliuola consacrandola al Signore in guisa che non conobbe uomo.
[La Sacra Bibbia di Vence: dissertazioni – Books.google.it>books Vol II]
(Sacra Bibbia secondo la Volgata tradotta in lingua
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italiana Dissertazione V° II p 576-602. Sacra Bibbia di Vence - Signor Drach per cura del Prof. Bartolomeo Catena – Milano 1831)
Conclusione
Franco Pierini ne la “La Bibbia per la Famiglia” Vol. III - S. Paolo p 67 accenna:
“Il caso del “giudice” ebreo Jefte ha messo a dura prova le capacità interpretative dei più antichi scrittori, i cosiddetti “Padri della chiesa”. “Circa la figlia di Jefte offerta in olocausto a Dio dal padre stesso” - riconosceva p. e. Agostino di Ippona (Questioni sull’Eptateuco 7/ 49) “c’è sempre una grossa problematica difficilissima da risolvere””.
Sì, questo perché non lasciamo parlare Iddio. Non prendiamo tempo a scrutare le Sacre Scritture. La chiave ermeneutica anche per questa Esegesi sta nel chiederla allo Spirito Santo . Nel togliersi il cappello di Magister o Dottore e chiedere la spiegazione a Dio.
Non se ne parla più, né negli scritti dei “Padri Apostolici” né in quelli dei “Padri Apologisti”.
Fu giusto o sbagliato il voto di Jefte?
Jefte uccise veramente sua figlia?
Come mai Dio, dopo aver proibito i sacrifici umani, permise questa eccezione?
Come giudicare il comportamento di Jefte?
Che cosa pensare del comportamento della figlia?
La vicenda presenta dei significati reconditi e più profondi, al di là delle apparenze?
L’opinione comune degli Ebrei e non, sino l’11° secolo, fu che Jefte uccise veramente sua figlia. Ma dopo l’11° secolo s’interpretò, Jefte non avrebbe ucciso, si sarebbe limitato a votare la figlia alla
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Verginità perpetua.
Giudici 11 31:
“la persona che uscirà per prima dalle porte di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vittorioso dagli Ammoniti, sarà per il Signore e io l'offrirò in olocausto”. CEI
“quando io ritornerò in pace da' figliuoli di Ammon, ciò che uscirà dell'uscio di casa mia sarà del Signore, e io l'offerirò in olocausto”. Diodati
“chiunque uscirà dalla porta di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vincitore sugli Ammoniti, sarà del SIGNORE e io l'offrirò in olocausto”. Nuova Riveduta
“Se io ritorno in pace dai figli di Ammon (ritorno vittorioso), sicuramente sarà di Jahvé e io voglio offrire un olocausto”.
Se è una cosa è determinata per venir sacrificata; ma se è un cane o un porco che le verrà incontro a lui, ciò non sarebbe stato offerto secondo la legge.
Ma la domanda è; se non era secondo la legge a offrire sua figlia, che sembra essere compreso nel suo voto; e egli disse da ora in poi. v. 39 che le ha fatto, in accordo con lui. Josephus e il Caldeo Parafrast e diversi famosi Rabbini pensano che lui avrebbe offerto lei; essendo stato ingannato da un errore del senso di quella legge 27. Lv 28.
E anche se potrebbe essere stato assolto dal suo voto dal Sommo Sacerdote, loro raccontano una storia vana che sono rimasti tanto su un puntiglio
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della loro dignità; lui non sarebbe andato da Phineas, né Phineas garantire attendere molto da lui; Un racconto simile non si trova nel Talmud ma in qualche scrittore minore come Mr. Selden osserva, Lib IV de Jure Nat. & Gent. Cap. XI dove lui vede che i due Kimchi, Padre e Figlio con R. Levi ben Gersom, e altri interpretano queste parole ben differentemente e mettono la particella ([ו] che noi traduciamo [e] a essere un disgiuntivo; che è più [oppure], [o].
Così le parole di Kimchi sono: Sarà consacrato al Signore, se non si tratta di offerta bruciata oppure offrire un olocausto se fosse per questo. Così loro pensarono lei era dedicata a Dio e separata da tutti gli affari profani, che lei possa darsi alla preghiera continuamente e sacri esercizi. Cui opinione presenta varie difficoltà in essa; e deve essere confessato il flusso di interpreti corre al contrario. Anche se loro chiamano questo votum temerarium come Tertulliano fa. A voto avventato o un voto incauto pazzo, come Teodoreto, S. Agostino e altri. Eppure grandi numeri (e la maggior parte degli scrittori cristiani) pensa che lui l’ha davvero offerta. Ma non può essere negato, che vi sono anche grandi difficoltà anche in questa interpretazione; una cosa simile non era mai avvenuta in Israele; ma simili sacrifici sono dichiarato abominevoli a Dio. Ciò che fa meraviglia è, lui non conosceva, neppure il popolo, neppure dove uno se lo aspettava un simile barbaro sacrificio. Tutto quello che si può dire in risposta a questa
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domanda è; che erano stati a lungo abituati al culto idolatrico, e che lui aveva vissuto fuori dal suo Paese ed era un soldato, aveva dimenticato la loro legge, o ritenuta ma con una conoscenza molto imperfetta. Ma quelli che vedrebbero questo argomento ampiamente discusso, possono consultare Ludovicus Capellus che ha fatto una lunga Dissertazione apposta riguardo essa; e dirò qualcosa di più al termine di questo capitolo...
Verso 34: “E Jefte arrivò a Mizpa a casa sua”. Da dove lui era uscito, quando iniziò questa spedizione, v. 29
ed ecco uscirgli incontro sua figlia, con timpani e danze. Lei era la prima persona della sua famiglia, che lui vide al suo ritorno, che venne, accompagnata con alcuni dei suoi vicini, per dagli il benvenuto a casa e congratulare la sua vittoria, con musica e danza. Così il vecchio modo era stato XV Es 20 e continuato dopo, 1 Sam 18 6.
Era l'unica sua figlia; non aveva altri figli né altre figlie. Nell’Ebraico le parole sono, lui non aveva personalmente neanche figlio o figlia. Insinuando forse, che se sua moglie ha avuto figli da un altro marito, o lui aveva adottato bambini; non era derivato dal suo stesso corpo, ma questa sola figlia; il che la rendeva più cara a lui.
Verso 35: “Appena la vide, si stracciò le vesti Come quando una grande calamità l’ assediava. Vedi X Lv 6.
e disse: ‘Figlia mia, tu mi hai rovinato! Abbastanza rovinato è il mio trionfo.
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Anche tu sei con quelli che mi hanno reso infelice!
Che era il più afflitto, perché lui si aspettava da lei il più grande conforto e piacere.
Io ho dato la mia parola al Signore e non posso ritirarmi’”. Questo è fare un voto, che lui non può ritrattarlo indietro. È probabile ch’egli le abbi detto che cosa fosse, anche se non l’ha espressa qui; o per il suo profondo dolore alla prima vista di lei, lei capì che era per colpa sua.
Ma in questo, si sbagliava di grosso; così noi interpretiamo questo Voto, sia per separarla dalla compagnia, sia per offrirla come olocausto. Perché non era legato a nessuno dei due; sì, non era tenuto ad offrirla in sacrificio, cosa che era abominevole. Per quanto riguarda l'altro, non c'è stato concesso dalla legge ai genitori tale potere, chiudere i loro figli, e separarli da tutta la società, con gli individui; così osserva Mr. Selden: non c'è il minimo passo di una tale cosa, in tutto il corpo del loro Talmud, o nei loro Avvocati.
Verso 36: “Ella gli disse: ‘Padre mio, se hai dato la tua parola all'Eterno, fa' di me secondo ciò che è uscito dalla tua bocca, perché l'Eterno ti ha vendicato dei tuoi nemici, i figli di Ammon’”. Un raro esempio di religione, coraggio, obbedienza ai propri genitori, e amore verso il proprio paese.
Verso 37: “Poi disse al padre: ‘Mi sia concesso questo:”. Concedimi una sola richiesta, che non era infondata, pensava al suo voto, perché lui non aveva detto la giustizierebbe immediatamente:
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lasciami libera per due mesi, lasciami in libertà per così tanto tempo. perché io vada errando per i monti che erano luoghi adatti per il proprio scopo; essendo solitari e lontano dalla compagnia; a piangere la mia verginità, perché in quella nazione si è manifestata una grande infelicità morire senza discendenti; con le mie compagne’. Altre vergini sue compagne. Questo alcuni sostengono per un argomento che non avrebbe dovuto essere sacrificata, perché avrebbe pianto la sua morte, piuttosto che la sua mancanza di posterità. Ma questo non è un argomento conclusivo; per lei poteva, essere possibile, considerarlo come un onore essere un sacrificio a Dio.
Verso 38: “Egli le rispose: «Va'!», e la lasciò andare per due mesi. Essa se ne andò con le compagne e pianse sui monti la sua verginità”. Coloro che pensano che lei sapesse che lei sarebbe stata sacrificata, da qui deducono che lei considerava una calamità maggiore morire senza prole, che semplicemente morire.
Verso 39: “Alla fine dei due mesi tornò dal padre: avendo avuto il tempo di portare la sua mente ad una perfetta rassegnazione a suo Padre: o meglio, per confermare se stessa nella risoluzione che aveva in un primo momento, allegramente da sottomettersi a qualsiasi cosa avesse promesso. ed egli fece di lei quello che aveva promesso con voto. Questo è dice Kimchi, lui fece a lei una casa e la condusse in essa; lei abitò in essa, appartata dalla compagnia
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STUDIO SU JEFTE PER IL POPOLO DI IDDIO
di tutti gli uomini, e da tutti gli affari profani. Questo è il significato, - lui pensa - della prima parte di questo Voto; esso sarà certamente del Signore, e così Ralbag: un po' più in profondità, era separata dalla compagnia degli uomini; perché se avesse avuto un marito non avrebbe
potuto servire solo il Signore: ma doveva servire anche suo marito, come tutte le mogli sono obbligate a fare. Selden ha detto di non vedere quale legge le dava il potere impedirle
sposarsi; in tutti i loro libri non ce ne nessuna, come e' stato detto prima.
Ma c'è qualcosa di simile in 2 Sam 20 3 dove Davide ha chiuso le sue Concubine e le ha fatte vivere in vedovanza, fino alla morte. E alla notte si prende la libertà di fare questo (anche se nessuna Legge gli ha dato tale potere) piuttosto che togliere la vita di sua figlia, che era contro la legge; perché essa condannava tali sacrifici. Ma la verità è che non c'era alcuna necessità di farlo; se lui avesse compreso o considerato la Legge. Egli infatti avrebbe pagato un prezzo al Sacerdote, che la Legge prescriveva, quando un Figlio o una Figlia veniva consacrato a Dio, XXVII Lv 2, 3 ect… No, coloro che si consacravano, potevano riscattarsi; e proprio su questo caso di Jefte c'era anticamente una disputa tra dottori troppo famosi, Simeone ben Lakish e R. Johanan; il primo sosteneva che avrebbe dovuto pagare il prezzo o il valore di lei, secondo la legge; ma l'altro sosteneva che non era tenuto a fare tanto quanto quello, perché il voto era di
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offrire un olocausto, in cui sua Figlia non poteva essere compresa. Per altri animali erano in grado di essere offerti solo in sacrificio. Per quanto riguarda quelle parole, XXVII Lv 28:29 su cui Ludovicus Capellus ha fondato la sua opinione, perché fosse sacrificata, Maimonide le ha meglio trattenute per i Figli e le Figlie dei Canaanei votati da Dio alla distruzione. Ma chi può pensare che Dio avrebbe avuto i figli ebrei così devoti, come quegli schiavi sui quali fu denunciata una maledizione prima che entrassero in Canaan. Inoltre, se Jefte aveva destinato ad offrire sua figlia, chi dovrebbe essere impiegato in quel lavoro? Dovrebbero i sacerdoti? Ma il loro compito era piuttosto quello di persuaderlo e dissuaderlo da ciò che aveva imprudentemente promesso. Dovrebbero i magistrati? Ma essi non potevano ignorare che Dio aveva proibito tali sacrifici. Poteva lo stesso Jefte? Ma questo lo avrebbe sostenuto come privo di senso comune di affetto naturale. E chi può pensare (come continua Theodoricus Hackspan) che, poiché Dio ha permesso alle città di rifugio, sia che un uomo assassino potesse fuggire, e essere al sicuro quando ha ucciso involontariamente un uomo; che lo stesso privilegio non poteva essere concesso a un figlio o a una figlia, che era perfettamente innocente? (come lo era questa Vergine) ... per salvare le loro vite in fuga, o pagando un riscatto.
Gli ebrei sono molto dubbiosi su questa faccenda, per alcuni sostengono che Phineas perse il suo
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sacerdozio, e fu introdotto nella famiglia di Ithamar, perché non assolveva Iefte da questo voto. Ma altri scrittori orientali affermano che gli fu proibito di rilasciarlo, dallo Spirito di Profezia. E Iefte, quando fu ammonito dai suoi amici di andare a consigliarlo, come salvare sua figlia, gli fu proibito da un angelo di andarci.
Vedi Selden. Lib I de Succession. ad Pontificatum, Cap. 2 Fol 117. ect…
Ma il Targum su questo versetto incolpa Jefte per non aver consultato Phineas: perché se l'avesse fatto l'avrebbe riscattata per una somma di denaro.
Essa non aveva conosciuto uomo; Questa è la veduta di coloro che pensano che sia stata consacrata solo al Signore, come argomento di essa; che dopo l'adempimento del suo voto, si dice che non ha conosciuto nessun Uomo; cioè, finché ha vissuto ha continuato a vivere, una (qual) Vergine.
di qui venne in Israele questa usanza”. Coloro che pensano che sia stata sacrificata, prendono queste parole come separate da quelle che seguono, e le interpretano; su questo è stata fatta una sanzione, che nessuno in seguito, per errore simile, deve offrire sacrifici umani. Così il Targum. Vedi Selden nel luogo indicato. Ma non c'era bisogno di questo Statuto; né è probabile che la Favola tra i Greci riguardante il Sacrificio di Afigemia di Agamennone sia stata inventata a partire da questa sacra Storia, come ipotizza Ludovicus Capellus: chi ama anche questa
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Jephtigenia, cioè la Figlia di Jephthah (da cui potrebbe Iphigenia) non è stato sacrificata sull'Altare, ma solo uccisa; sebbene il Voto fosse egli avrebbe offerto un olocausto. Ma facciamo riferimento a queste parole che seguono nel prossimo verso.
“ogni anno le fanciulle d'Israele vanno a piangere la figlia di Iefte il Galaadita,
per quattro giorni”. Alcuni interpretano la parola ebraica Thannoth per significare che sono andati a parlare con lei, o per confortarla; anche se gli interpreti più antichi (come osserva Bochartus nel suo Hierozoicon. P. I. Lib. I Cap. IX) lo traducono come noi come la LXX ce l'ha, per fare lamento. Ma al contrario di quanto appreso Lud. de Dieu diverso dal resto (ad eccezione di Sixtinus Amama che ha la stessa nozione) lo interpreta, per lodarla”. Quale significato egli deriva chiaramente dalla lingua araba; e inoltre, noi stessi in questo stesso libro (v.11),sembriamo seguirlo; traducendolo reherse. E così quell'uomo eccellente spiega tutta questa faccenda. Non è stata uccisa, ma come sembra sufficientemente dalle parole precedenti, è stata dedicata alla verginità perpetua. Nella quale meritava più lode del Padre. Infatti, non appena l'ha vista venire incontro a lui, si è pentito del voto che aveva fatto senza pietà. e si strappò i vestiti, lamentando la miserabile condizione in cui lui e lei si era portato.
Ma lei ha consolato con coraggio suo padre, congratulandosi con lui per la vittoria,
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desiderava che non si preoccupasse per lei: perché era pronta a sottomettersi a ciò che aveva promesso. In tal modo, ha obbligato l'intero Paese; non potevano fare altro che celebrare la sua lode ogni anno.
Per quattro giorni ogni anno.
Un giorno, in ogni trimestre dell'anno, si sono
recati a celebrare la sua Fama con i Versi
composti nella sua lode, come suppone Grotius.
Ma se sono andati nel luogo in cui è andata in
ritiro e li cantarono davanti a lei; o in qualche altro luogo pubblico; e se mentre viveva, o dopo la sua morte, è incerto, come osserva de Dieu.
(A Commentary upon the book of Joshua -Judges and Ruth – by The right Rev. Father in God Symon Lord Bishop of Ely. - London 1702 pp 502-509)
[Jefte e sua figlia ci hanno coinvolto per un periodo di tempo al tempo dei Giudici biblici. Oggi ci coinvolgono nella vocazione di Dio nella decisione qual signore seguire o donna; nella sequela degli eventi odierni tra Volontà di Dio e volontà del mondo.
Nella strada larga vi è l’intento non sottolineare la purezza sia della donna come dell’uomo. La Volontà di Dio si ha conseguentemente eseguire! Si vuole prendere alla leggera fede-religione-Dio-Gesù. Nella strada stretta abbiamo eleggere la Sua Volontà, non la nostra, né dei peccatori e empi nemmeno Hexe o Hexer così diavolo.
Ho voluto tradurre questo interessante soggetto di questo importante libro, perché tuttora nella Chiesa Avventista non è ben capito. Adesso lo potete comprendere. Questo studio-extra mi è stato di molto aiuto.
Quest’anno 2020 vi è l’occasione comprenderlo meglio e udir la tromba di Dio:
“Separatevi dagli infedeli!”
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Sia a Seìna così a Jefte vanno gli elogi per essersi prodigati-messi a disposizione di DIO e di Israele. Anche voi potete farlo! Io credo loro furono più consacrati che il popolo Israele. IDDIO che scruta i cuori, i moventi saprà ricompensare il coraggio dell’uno Jefte e dell’altra l’ubbidienza della rara figlia. (doveva essere una perla o un diamante di figlia molto preziosa!)
E’ ora che ci si si riforma, ci si consacri. Cerchiamo imparare non ridicolizzare. Separiamoci però da chiunque ci vuole accalappiare, far peccare, trasgredire la Legge di Dio, tentare come gli Ammoniti a farci deviare dal vivere conformi la santità di Dio. Questa è la mia irreprensibile, modesta supplica per l’anno venturo alla Chiesa santa nel Pianeta TERRA.]
Pastore Salvatore Timpanaro
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*ADORAZIONE*
SALA DI CULTO
MANNHEIM (GERMANIA)
ANDIAMO ALLA CASA DEL SIGNORE!
ADORIAMO, LODIAMO, RINGRAZIAMO! CREDIAMO, UBBIDIAMO LA PAROLA DEL SIGNORE!
Evangelista:
Timpanaro Salvatore
COLPORTAGE / EVANGELIZZAZIONE
ATTRAVERSO LA STAMPA:
GESU' TI SALVA!
Lo SPIRITO SANTO Ti guida a LUI, attraverso la SACRA BIBBIA.
Credi-ubbidisci!
Ti battezzi e vieni salvato/a.
Vivi conforme il Teovangelo.
Sei un/a cristiano/a praticante.
Vieni purificato/a, giustificato/a.
La vita di perfezione cristiana è
una comunione giornaliera con GESU' CRISTO.
Vivere in santità!
OPERA MISSIONARIA CRISTIANA -PAVIA
QUESTO E' IL MIO SITO A PAVIA
VIA CIVIDALE, 15
BENVENUTI NELLA CITTA' DI PAVIA.
CON I PANNI DI PECCATORE NON SI ACCEDE A PAVITA.
NUOVA GERUSALEMME!
SCUOLA MISSIONARIA INTERNAZIONALE
SCUOLA MISSIONARIA INTERNAZIONALE
<1967-1969>
EVANGELIZZAZIONE A
WORMS
MONUMENTO "RIFORMATORI"/ LUTHERPLATZ (1970)
ESCURSIONE SCOLASTICA
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